Nel panorama digitale del vino, dove la competenza si scontra con la velocità dei social media, pochi riescono a trovare un equilibrio così autorevole e coinvolgente come Simona Geri. Sommelier professionista, Content Creator e Ambassador di prestigiose cantine ed eventi, Simona è diventata rapidamente un punto di riferimento in Italia per chiunque voglia comprendere il vino con serietà, ma anche con leggerezza.
In questa intervista esclusiva per Wine-Therapy, abbiamo voluto andare oltre la degustazione e l’ultimo reel. Abbiamo parlato con Simona della sua transizione da appassionata a comunicatrice di successo, dei criteri etici che guidano le sue collaborazioni e delle sfide che il mondo del vino deve affrontare sui social. Non abbiamo evitato argomenti caldi, come la confusione tra “vino naturale” e i difetti oggettivi, né abbiamo trascurato il suo crescente interesse per il mondo degli Spirits.
Preparatevi a scoprire il dietro le quinte di una professionista che sta ridefinendo il modo in cui il vino viene raccontato e vissuto, online e non solo.
Chi è Simona, prima di essere Content Creator? E come e quando è scattata la scintilla che ti ha spinto a trasformare la tua passione per il vino in un lavoro a tempo pieno sui social?

Simona è un perito tecnico amministrativo che ha lavorato per circa 25 anni in società come: brokers d’assicurazione, logistica, export di materiali edili, in merito alla gestione della fatturazione e del personale, anche in qualità di rls.
Sono stata proprietaria di un negozio di abbigliamento infanzia per circa 3 anni.
Sempre stata appassionata di vino, univo le vacanze con percorsi enogastronomici, visite in cantine. Nel 2014 davanti alla croce del DRC in Borgogna, ho deciso che avrei intrapreso il corso per Sommelier, per pura passione.
L’azienda per cui lavoravo, causa crisi, nel 2017 ha perso tutti gli appalti e mi sono ritrovata…a casa. Centinaia di curriculum inviati, decine di colloqui inerenti al mio lavoro, ma in maniera molto gentile la risposta era all’incirca questa “Complimenti per il suo curriculum, purtroppo l’assunzione di un soggetto della sua età (evevo 46 anni, non 90) ha dei costi alti per noi, al momento preferiamo investire in persone under 35 e formarli”… Ero abbastanza scoraggiata, mio marito (commercialista) mi convinse ad aprire una mia società di servizi inerenti al mondo vitivinicolo, con l’obiettivo di renderla fruttuosa ed attiva nel giro di due anni, alla scadenza di questo termine, non ci fossero stati i risultati, arrivederci e grazie.
Non è stato facile: con la mia valigia ho iniziato a frequentare eventi non più come winelovers ma come “lavoratore”: dalla sagra del tortello agli eventi più conosciuti: assaggiavo, postavo sulle mie pagine social (molto piccole al tempo) e lasciavo il biglietto da visita.
Mi sono messa in mano ad un’agenzia che ha creato il mio blog, ho iniziato a studiare, fare corsi on line sulla comunicazione, sulle campagne ADS, aggiornamenti e ancora formazione inerente al mondo vitivinicolo e piano piano, con pazienza e tanta umiltà ho iniziato ad avere riscontri sia dalla community che aumentava, sia dalle aziende. Non mi occupo solo di social, non mi definisco una content creator, ma un wine communicator. Lavoro anche dietro le quinte: carte dei vini, schede tecniche per aziende, conduco masterclass, faccio parte di commissioni d’assaggio nazionali e internazionali.
Collabori con molte cantine ed eventi importanti. Qual è il tuo criterio di selezione? Quando valuti una partnership, conta di più la storia dell’azienda, la qualità del prodotto o l’allineamento con i tuoi valori personali e professionali?
Il mio criterio di selezione è molto semplice: in primis non mi sono mai proposta ad un’azienda e credo questo sia un limite, ma non riesco proprio a mandare una mail di presentazione per presentare i miei servizi, temo il rifiuto in generale.
Quando un’azienda mi contatta, mi faccio inviare i vini (e questo lo scrivo chiaramente nella mail di risposta alla loro richiesta), se mi piacciono e ritengo siano in linea con il mio pensiero e anche con la qualità delle altre aziende con cui collaboro si arriva allo step successivo: call conoscitiva per capire le esigenze della controparte, stipula di un piano editoriale, visita in cantina, impostazione campagne ads.
Ultimo step: contratto firmato per tutelare entrambe le parti.
Al contrario, resta la riservatezza tra le parti, spiego il mio punto di vista con gentilezza ed educazione all’azienda e magari gli propongo colleghi che sicuramente avranno interesse alla collaborazione. Idem per gli eventi : se ritengo siano validi, per i valori, per la comunicazione, per la storia, si va avanti.
La comunicazione del vino sui social è in continua evoluzione. Quali sono le tre cose che trovi più innovative e positive in questo nuovo corso? E, al contrario, c’è un errore o un trend che proprio non sopporti o che ritieni dannoso per la credibilità del settore?
Evoluzione? Io la chiamerei involuzione: centinaia di contenuti inutili creati solo per clickbait, sempre meno focalizzati sull’informazione per l’utente finale, press tour che sembrano gite scolastiche dove i creator si sovrappongono con contenuti 😮 tutti uguali o chi li guarda non si rende neanche conto dove si trova. Non esiste una regia, non esiste un piano editoriale. Per fortuna c’è anche chi produce ottimi contenuti, ma si contano su poche dita.
Quando assaggi un vino palesemente difettato, magari con note di volatile o stallatico che il produttore giustifica con l’etichetta di “vino naturale”, cosa pensi in quel momento? E, professionalmente, qual è il modo più costruttivo per affrontare e comunicare questa differenza tra filosofia produttiva e qualità oggettiva?
Trovo il termine “vino naturale” fuorviante, non esiste una norma che lo definisca, preferirei fosse definito “vino artigianale” che comunque non significa sempre e automaticamente di qualità. Sono una persona molto aperta e pure semplice: non mi soffermo sulla definizione, se un vino mi piace può essere “naturale” o “convenzionale”.
Certo è che se ha dei sentori poco gradevoli, non è da me apprezzabile, ma se altri lo trovano buono, facciano pure, non mi interessa convincere nessuno.
I tuoi profili mostrano un crescente interesse per il mondo degli Spirits. Cosa ti affascina di questo settore e pensi che, dato il calo nel consumo di vino e la crescita dei superalcolici, questo possa diventare un’area predominante nel tuo lavoro futuro?
Sempre stata appassionata di Mixology, in gioventù, il giorno lavoravo in ufficio, la sera spesso, dietro ad un bancone. Per questo ho fatto il corso lo scorso anno, non mi definisco una professionista, ma un piccolo chimico: ho il mio angolo bar a casa, preparo oltre ai grandi classici, twist e creazioni mie, le condivido, lo trovo rilassante.
È un mondo meno spocchioso, ha un approccio più friendly e fa gruppo, a differenza spesso del mondo vitivinicolo chiuso in termini incomprensibili, indirizzato troppo spesso a quella che si pensa sia un’elite. Per ora è solo un hobby, in futuro chi può dirlo?

So che hai lanciato un nuovo progetto professionale. Ci puoi raccontare i dettagli e quali obiettivi ambiziosi ti sei posta con questa iniziativa?
Tu lo sai bene, visto che ti ho tartassato giornalmente per un mese in merito alla creazione del sito. Questo progetto, credo sia una novità nel mondo digitale.
Non sono un’agenzia stampa, né mi occupo di PR, il mio progetto è molto semplice: creare una squadra di comunicatori digitali che in caso di eventi/digital tour possano dare un servizio efficace e professionale al cliente.
Mandare allo sbando profili amatoriali, senza formazione, senza capacità di editing o di produzione campagne ads ha un’utilità pari allo zero.
Tanto rumore (forse) iniziale, ma effimero: visualizzazioni che si andranno a perdere nel marasma dell’algoritmo, nessuna regia, contenuti tutti uguali.
Noi daremo invece una visione chiara e completa dello svolgimento, con piani editoriali mirati per ogni comunicatore coinvolto e successive campagne con consegna dei risultati al cliente. Sono necessari dei requisiti per candidarsi, ben spiegati sul sito, sessione “candidatura”.
Come ti immagini, Simona Geri, tra 10 anni? Sia come persona che come professionista e punto di riferimento nel mondo del vino e dei social media?
Che domanda difficile. Prima di tutto mi immagino in salute 😉, con tanti gatti, con la mia famiglia. Per quanto riguarda il lavoro… chissà.
Sono una persona che se non ha stimoli si annoia facilmente e cerco altro. Forsè sarò sempre nel mondo del vino….o forse no.



