L’EVENTO

A braccetto con l’avvio della stagione turistica estiva, dal 22 al 24 maggio 2026 arriva il vivace evento tutto Rosa della sponda bresciana del Lago di Garda: Valtenesi in Rosa.

Evoluzione nel tempo di un più ampio, e forse per questo meno centrato format dedicato ai Rosati di tutta Italia, Valtenesi in Rosa rappresenta a mio avviso l’esempio perfetto dell’intenzione che dovrebbe permeare il mondo del vino TUTTO della nostra epoca. Un evento dedicato ad un prodotto chiaro e preciso, il vino Rosato della Valtenesi, che strizza l’occhio in modo accattivante alle nuove generazioni, senza per questo sminuire il valore del prodotto.

Una quarantina le cantine presenti, un centinaio i vini in degustazione, nella location evocativa del castello di Moniga del Garda.

A precedere il weekend di assaggi un concorso dedicato a Pompeo Molmenti, senatore veneziano, già sindaco di Moniga del Garda, appassionato di viticoltura che nel 1896, introdusse le sus regole per un nuovo vino ispirato al territorio del Garda Bresciano e ai viaggi fatti in Francia, mettendo a punto la tecnica di vinificazione in rosato del groppello. Nacque così il “vino di una notte”, il Valtènesi.

I MIEI ASSAGGI

Senza tanti preamboli, abbiamo ovviamente assaggiato il vino vincitore del Trofeo Molmenti 2026: Valtènesi Riviera del Garda Classico Chiaretto DOP della cantina Franzosi, un gusto classico, tipico, di ciliegia e sale, con un equilibrio invidiabile tra frutto, acidità e mineralità, con un finale che non sorprende ma appaga di spezia quasi pungente.

Tra le tante proposte che mi sono piaciute, di certo la grande conferma dei Chiaretti della cantina Turina, dove sia Fontanamora che Setamora ammaliano con profumi evoluti e non banali e un palato elegante ma di carattere che fa viaggiare con la fantasia.

Mi ha colpito la combinazione tra la qualità altissima del prodotto (a quanto pare a furor di popolo ascoltando, i pareri di altri illustri visitatori) e la grande spontaneità e semplicità umana del produttore che ho trovato nel chiaretto della cantina Leali. Titubante, come sempre, sulla categoria, ho assaggiato prima il metodo Charmat e benché l’abbia trovato un po’ troppo morbido in entrata, non mi ha deluso poi per l’acidità che arriva dopo a bilanciare il tutto. Ma la sorpresa è stata il Chiaretto. Così come dovrebbe essere, giovane, vivace, fresco ed elegante, sapido e di stuzzicante acidità con un frutto discreto in sottofondo.

Di scarsa utilità forse per la modalità di gestione e selezione, la piccola rappresentanza dei vini rosati di Provenza.

LE MIE CONSIDERAZIONI

Ho trovato tanto impegno, passione, dedizione, voglia di farcela anche contro ogni nefasta previsione di mercato. E ho trovato anche qualità, fantasia, innovazione, ma mi è mancata una cosa importante: l’identità di un territorio.

Ho assaggiato una trentina di vini, con uno spettro degustativo molto, troppo, ampio, con sorsi che avrei ricondotto ad occhi chiusi alla Valtenesi e altri che mi hanno portato in Provenza, altri molto più a sud, altri proprio “fuori strada”. Se sulla carta la coesione e la volontà di essere un NOME, un TERRITORIO c’è, nel bicchiere questo tende ancora a mancare.

Buon lavoro gente della Valtenesi, ci vediamo l’anno prossimo.

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